martedì 29 luglio 2025

L’uomo senza qualità e la condizione dell’uomo moderno.

È passato molto tempo dall’ultima volta che ho scritto in questo Blog. Non perché mancassero le idee, ma forse perché ogni parola ha bisogno di un tempo interiore per maturare. Far decantare ciò che sedimenta dentro è forse il modo mgliore per comprendere cosa è veramente importante. In questo tempo ho continuato a leggere, a riflettere, a raccogliere pensieri. Ho cercato, senza forzature, di ascoltare, cercando di capire perchè è cosi difficile porsi le domande giuste, quelle che aprono il cuore e spingono lo sguardo oltre l’immediato.Quelle che mettono ordine e definiscono armonia tra la vita spicciola e il sentire dell'anima. Oggi torno a scrivere con una riflessione che nasce da una lontana malinconia silenziosa: quella trasferitami da Robert Musil con il suo capolavoro "L’uomo senza qualità". Un romanzo fiume, incompiuto, ma ricco di intuizioni brucianti. Accanto a lui, ho sentito risuonare altre tre voci: Franz Kafka, Fernando Pessoa e Zygmunt Bauman. Diversi per stile e linguaggio, ma uniti da un’unica tensione: capire che cosa resta dell’individuo in un mondo che cambia troppo in fretta. Ed è così che, tornando a "L’uomo senza qualità" di Robert Musil, ho sentito di non essere solo. C’era lì, tra quelle pagine, una figura che somiglia a molti di noi: Ulrich, l’uomo che sa troppo per credere e troppo poco per agire.Del resto credenze e azione, sono fondamento di vita e di sopravvivenza in ogni individuo. Un esempio di uomo che ha voluto fortemente sostituire le mappe con la bussola, ma allo stesso tempo non sa più dove sta andando. Un uomo disorientato, affetto da mal di vivere. Accanto a lui, nella mia mente, si sono seduti altri cari compagni bravi ricercatori di silenzio e di chiaroscuro: Kafka, Pessoa, Bauman. Anime diverse, ma sorelle, unite da uno stesso battito: quello dell’uomo che cerca senso in un mondo incomprensibile. Il volto spezzato dell’identità: Ulrich non è un personaggio, è una condizione. È la voce dell’identità che si spezza sotto il peso delle possibilità. Non si nega, ma non si afferma. Resta in bilico, come chi sa che ogni definizione è già una menzogna. Così anche Bernardo Soares, in Il libro dell’inquietudine, scrive: “Non sono niente. Non sarò mai niente. Non posso volere essere niente. A parte questo, ho in me tutti i sogni del mondo.” C'è un dolore sottile in queste parole, ma anche una verità: l’io moderno non è più un centro, è un campo di forze. Non è una voce, ma un coro dissonante. E forse la coscienza – oggi – non è più sapere chi si è, ma restare fedeli al mistero che si è. L’assurdo del potere: Musil racconta un mondo che gira a vuoto. Politiche, comitati, discorsi, dichiarazioni: tutto è azione, ma nulla è reale. È "l’Azione Parallela”: una danza elegante nel vuoto. Kafka, con la sua prosa secca e visionaria, ci porta nel cuore di quell’assurdo come denuncia dell'alienazione e della disumanizzazione della società moderna.. Josef K. viene arrestato senza sapere perché. Nessuna colpa, nessun processo comprensibile, solo il freddo meccanismo che si muove. “Qualcuno doveva aver calunniato Josef K., perché, senza che avesse fatto nulla di male, una mattina venne arrestato.” Anche oggi sentiamo il peso di istituzioni che non funzionano, dove il più delle volte sono programmate per girare a vuoto.Di spiegazioni irrazionali che rasentano il paradosso. Di poteri pronti a tutto per raggiungere i loro fini. La realtà assomiglia a una falsa: si recita ancora, ma l'individuo ha smesso di credere. La liquefazione dell’essere: E poi arriva Bauman, con la sua voce lenta e lucidissima. Parla di modernità liquida, e non possiamo non riconoscerci. Ogni cosa scorre, niente si fissa. Amori, lavori, convinzioni, legami: tutto è provvisorio. “L’uomo moderno non ha più una mappa: ha una bussola. Ma non sadove andare.” È l’uomo che può scegliere tutto, e per questo si paralizza. È l’uomo libero, ma senza direzione ne meta. L’uomo che scivola tra infinite identità, ma non ne abita davvero nessuna. E in questo scivolamento continuo, si perde il senso del radicamento. La profondità viene scambiata per lentezza, la coerenza per rigidità. Essere liquidi, oggi, è obbligatorio. Ma a quale prezzo? Il bisogno di una “seconda realtà: Ulrich cerca qualcosa che non ha nome. Una“seconda realtà”, dove pensiero e intuizione possano respirare insieme. Una realtà che non sia solo numerabile, analizzabile, ottimizzabile. Pessoa scrive:“La letteratura è il modo più piacevole di ignorare la vita. ”E ancora: “Non so chi sono, né cosa penso, né cosa desidero. Sono separato da me stesso.” C'è una frattura, profonda, tra la vita che viviamo e quella che vorremmo. Tra l’intelligenza che ci analizza e l’anima che ci sfugge. In questa frattura, cresce un vuoto. Bauman lo riconosce, con chiarezza: Viviamo in un’epoca dove tutto è veloce, tutto è misurabile, tutto è connesso. Ma l’essenziale resta fuori: la domanda, il silenzio, il senso. “La società moderna ha rotto il patto con il tempo. Nulla è fatto per durare.” La nostalgia dell’irrealizzato: Forse la ferita più segreta di Ulrich è questa: la nostalgia di ciò che non è stato. Pessoa ce lo dice con la sua solita dolce crudeltà: “Ah, è la nostalgia di ciò che non sono stato che mi tormenta!” C'è qualcosa di profondamente umano in questo rimpianto per l’irrealizzato. Non per l’errore, ma per l’occasione mai colta. Per la vita che si è fermata prima di diventare. Ulrich è l’uomo delle possibilità non incarnate. È il sogno che non si è fatto carne. E quanti, oggi, si sentono così: pieni di potenziale, ma vuoti di realtà. Sapere tutto, capire niente: Nel mondo di Musil, i saperi non comunicano. La scienza parla da una torre, la filosofia da un’altra. E l’arte, l’etica, la politica: ciascuna nella propria stanza chiusa. Anche oggi, pur avendo accesso a ogni contenuto, ci manca spesso una visione d’insieme. “Ancor più di ieri, oggi sappiamo tanto, ma capiamo poco.” “L’intelligenza artificiale ci dà risposte. Ma chi ci aiuterà a formulare le domande giuste?” Ulrich, Josef K., Soares, l’“uomo liquido” di Bauman: sono tutti variazioni dello stesso volto. Un volto moderno, fragile, pensante ma incapace di orientarsi, di stabilirsi dentro A valori strutturati; di agire e costruire in base ad essi. Un volto che non trova pace nelle risposte facili, ma non smette di cercare domande vere. L’uomo senza qualità non è solo un romanzo: è una rivelazione. È lo specchio di un’epoca che assomiglia alla nostra: disillusa, informata, affannata, ma ancora viva nel profondo. Perché anche quando non sa dove andare, l’uomo che si interroga è ancora in cammino. Musil, Kafka, Pessoa e Bauman ci offrono parole, immagini, visioni, prospettive. Ma soprattutto ci lasciano un invito: abitare la crisi non come condanna, ma come condizione delle possibilità. Calarsi nel dubbio. Ascoltare la voce interiore. Ricercare nuove certezze e accogliere la fatica del domandare. Perché, come scriveva Rilke: “ Non cercate ora risposte che non possono venirvi date perchè non le potreste vivere. E di questo si tratta, di vivere tutto. Vivete ora le domande. Forse v'insinuate così a poco a poco, senz'avvertirlo, a vivere un giorno lontano la risposta." Gaetano Amenta