sabato 12 novembre 2011

L'era Berlusconi si chiude. Buonanotte !

Oggi è il giorno che chiude un ventennio, uno dei tanti della nostra storia. E il pensiero va al momento in cui tutto cominciò. Era il 26 gennaio 1994, un mercoledì. Quando, alle cinque e mezzo del pomeriggio, il Tg4 di Emilio Fede trasmise in anteprima la videocassetta della Discesa In Campo. La mossa geniale fu di presentarsi alla Nazione non come un candidato agli esordi, ma come un presidente già in carica. La libreria finta, i fogli bianchi fra le mani (in realtà leggeva da un rullo), il collant sopra la cinepresa per scaldare l’immagine, la scrivania con gli argenti lucidati e le foto dei familiari girate a favore di telecamera, nemmeno un centimetro lasciato al caso o al buongusto.
E poi il discorso, limato fino alla nausea per ottenere un senso rassicurante di vuoto: «Crediamo in un’Italia più prospera e serena, più moderna ed efficiente… Vi dico che possiamo, vi dico che dobbiamo costruire insieme, per noi e per i nostri figli, un nuovo miracolo italiano». Era la televendita di un sogno a cui molti italiani hanno creduto in buona fede per mancanza di filtri critici o semplicemente di alternative. Allora nessuno poteva sapere che il set era stato allestito in un angolo del parco di Macherio, durante i lavori di ristrutturazione della villa. C’erano ruspe, sacchi di cemento e tanta polvere, intorno a quel sipario di cartone. Se la telecamera avesse allargato il campo, avrebbe inquadrato delle macerie.
Oggi è il giorno in cui il set viene smontato. Restano le macerie. La pausa pubblicitaria è finita. È tempo di costruire davvero.
Da La Stampa del 12/11/2011.

Massimo Gramellini.


martedì 27 settembre 2011

Siracusa-Babele: è caos. C’è bisogno di uomini e donne capaci di rappresentare una nuova stagione politica


Quella che e stata una delle città più importanti e potenti, tanto sotto l‟aspetto culturale che economico, la patria del grande Archimede ridotta alla stregua di una Babele, dove ognuno, si adopera ad accrescerne la confusione, i disservizi e la povertà. Una città che discute dell’approvazione del proprio bilancio di previsione a settembre inoltrato è una città che non programma, ed affronta le diverse problematiche con improvvisazione ed affanno.
Si sa da sempre che la vocazione primaria della città di Siracusa è quella turistica, ma dire turismo significa dire servizi efficienti e  funzionali, raccolta dei rifiuti ben organizzata e un piano del traffico che preveda un efficiente sistema di circolazione sia dei mezzi privati che di quelli pubblici. Dire turismo significa costruire azioni di accoglienza e attività culturali che rendano il senso di festosità e di garbo a chi ci viene a trovare per apprezzare l‟incommensurabile patrimonio artistico, architettonico e culturale, con la speranza di  lasciare in essi un ricordo intangibile di univocità. Ma tutto ciò appare per Siracusa e per i Siracusani un sogno. Ormai da tempo, bisogna dire con angoscia e tristezza, si è persa la speranza di riportare Siracusa ai livelli che gli competono per grandezza ed antichi fasti. Una incomprensibile classe dirigente, mediocre, viaggia verso la distruzione di qualsivoglia speranza di sviluppo senza una meta; la mancanza di idee progettuali da sviluppare , legate ai gravissimi guasti provocati al bilancio comunale , in un  periodo che non fa intravedere nulla di buono se non altro che tagli ai trasferimenti statali e regionali, chiarisce da subito gli scenari che si possono sviluppare nel prossimo futuro. Questo è un momento di emergenza, e come tutti i momenti critici necessitano energie nuove, e soprattutto metodi ed idee nuove. Mantenendo in essere questo stato di fatto e procedendo a voler risolvere i problemi con lo stesso metodo di come essi sono stati creati,  porterà questa città allo sfascio totale. Non per voler essere disfattisti o catastrofisti, questa è una città che non ha un piano sociale e ha finito da tempo
le risorse per sostenerlo, sta applicando la politica dello struzzo senza voler vedere che c‟è una questione sociale in corso. Oltre alle tradizionali classi deboli a cui i comuni devono sopperire per rendere loro servizi di tipo sociali , come gli anziani , i diversamente abili e le famiglie indigenti , avanza il popolo, sempre più numeroso degli sfrattati, dei cassintegrati che non possono pagare le bollette e dei disoccupati con famiglia a carico che non riescono a mandare i figli a scuola. Continuano i giri di valzer delle giunte nate già morte, solo a fini elettoralistici e alle fantomatiche
costruzioni e ricostruzioni di equilibri sempre più instabili. L‟amministrazione di un ente è una cosa molto seria e delicata, presume competenze all’altezza della materia. Ricostruire una classe dirigente all’altezza della situazione non è facile, ma la città di Siracusa deve trovare il coraggio per avviare un processo di rinnovamento, che comprenda, l‟esclusione di molti di coloro hanno avuto l‟opportunità di essere messi alla prova, e l‟hanno sprecata, e la scelta di  uomini e donne capaci di rappresentare una nuova stagione politica che sappia ridare fiducia all’intera comunità siracusana.

Gaetano Amenta

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                                                                          Della domenica
I Fatti
 Della domenica

lunedì 19 settembre 2011

“ Liberiamoci dei dinosauri della politica siracusana”. Fare rispondere dei disastri economici degli enti i veri responsabili e dare ai virtuosi il giusto merito.


Non vedo ancora nessun cambio generazionale, i partiti continuano a predicare quelle che potrebbero risultare delle importanti variabili di cambiamento ma alla fine optano sempre per il metodo tradizionale che in sintesi significa potentati locali anche se ultra settantenni . La novità non si vede perché non è identificabile con nuove idee e nuovi metodi c’è il grandissimo rischio che anziché assistere ad una nuova fase della politica siracusana si assista ad una grande fase restaurativa del vecchio sistema politico mai sconfitto e mai eroso. E’ la cosa più sconvolgente è che tale sistema riesce ancora ad alimentarsi di giovani figure e delle loro energie. La sopravvivenza delle compagini politiche non è legata alla qualità della loro azione politica-amministrativa svolta dagli uomini e dalle donne che li rappresentano nei vari consigli e nelle varie giunte , ma da un valzer di cambio di casacche che variando gli equilibri precedenti fanno si che le regole e i patti stretti decadono e vengano ridiscussi creando un tormentone di riunioni che non finiscono mai. Riappare come dannazione ed inesorabile nel tempo il “cambiare tutto per non cambiare nulla”. Ora mi interrogo e dico ma gli interessi del territorio, dei cittadini,delle famiglie, dei lavoratori, dei giovani, degli studenti, delle aziende, dei diversamente abili, degli anziani, dei bambini, dell’acqua, della fauna, della flora, dell’aria, della cultura, dei beni culturali materiali e immateriali chi li deve fare ? A chi è stato delegato questo compito ai Marziani o ai fantasmi ?  Un groviglio di voci confuse di cui non si riesce mai a tirarne fuori nulla di buono. Eppure si potrebbe fare lo screening di ognuno degli uomini e delle donne che hanno avuto posti di responsabilità politica negli ultimi venti anni e tirarne fuori un identikit  tra il potere gestito e i risultati che ciò ha portato al territorio, in rapporto a quello che ha portato a se stessi. Potrebbe essere un buon monito di trasparenza per dare al cittadino uno strumento chiaro di valutazione. Fare rispondere dei disastri economici degli enti i veri responsabili e dare ai virtuosi il giusto riconoscimento, non sarebbe un’idea cattiva. Come l’ultimo grido disperato  “ liberiamoci dei dinosauri della politica siracusana”.

venerdì 5 agosto 2011

Il tempo delle analisi è scaduto ora ci vogliono i fatti.

E’ necessario ripulire le istituzioni di gente che continua ad esercitare il proprio peso politico per fare meglio i propri interessi. Ridurre i costi della politica non significa solo abbassare le indennità ed i privilegi di chi detiene posizioni importanti nelle istituzioni,  ma deve significare soprattutto   evitare la distrazione di fondi che il più delle volte significano affari privati con soldi pubblici. Si continua a parlare di soppressione di consigli di amministrazioni , ma nei fatti non riscontriamo un solo esempio che vada in questa direzione; ci sono una miriade di consorzi inutili che servono solo a sperperare il pubblico danaro . E’ sempre più forte la necessità di un rinnovamento della classe politica, che sappia bene interpretare le esigenze dei tempi moderni e dare ad essi delle risposte concrete . Necessita un nuovo modello di vita, diverso nei modi e nelle abitudini. Il futuro delle prossime generazioni è pesantemente compromesso, due cose lievitano con la stessa entità e con la stessa velocità: i debiti e l’immondizia. Questi saranno i due macigni che renderanno la vita impossibile a tutti nei prossimi anni, siano essi giovani, anziani, genitori, o singol . Non credo che la strada che abbiamo intrapreso abbia una via d’uscita , c’è da riflettere profondamente ed assumersi la responsabilità che questi tempi ci hanno destinato. Per fare ciò è necessario cambiare passo e soprattutto cambiare metodo, ad amministrare le istituzioni deve andare  chi per scelta di vita vuole rappresentare valori come l’onestà, la legalità e la trasparenza nella loro massima espressione. Rappresentare tali valori dentro il proprio stile di vita, e pensare che quello che ci aspetta per il futuro è un valore economico di gran lunga inferiore a quello che abbiamo avuto sino ad ora: tenendo fortemente in mente che tutto quello che possiamo fare è compensarlo con il  ritorno ai valori fondamentali della convivenza civile, riattivando quella molteplicità di buone prassi e di comportamenti rispettosi di quel codice etico e valoriale che un tempo differenziava le persone per bene dai delinquenti , dagli usurpatori e dagli accattoni. Oggi e’ stato frantumato il valore della fiducia, perché non esiste più tenere fede alla parola data ed agli impegni presi. Questo è un grido dall’allarme che deve far riflettere tutti a partire dai perbenisti di facciata e finire in quelli che il 19 di luglio fanno la fiaccolata per ricordare Borsellino e condannare le mafie, per dopo continuare a fare uso di fumo, estasi o coca, come se questo non sosterrebbe più concretamente le stesse mafie che hanno distrutto il sogno che Borsellino e Falcone avevano costruito. Il tempo delle analisi è scaduto ora ci vogliono i fatti.

Gaetano Amenta

domenica 3 luglio 2011

“Se il cambiamento che desideriamo diventa un sogno comune, allora forse potrebbe essere una nuova realtà che inizia”





Sono soddisfatto del lavoro che insieme a tutti gli altri componenti provinciali si sta facendo per l'organizzazione di futuro e libertà. Siamo riusciti a definire un importante numero di adesioni da parte dei giovani e della società civile; ed un riscontro altrettanto importante nelle tematiche trattate arriva dall'opinione pubblica. La rivoluzione che tutti sognavamo è partita ora tocca a tutti noi far si che anche le cose più impossibili diventino realtà. Puntiamo fortemente ad un cambio radicale dei metodi della politica mettendo al centro delle questioni la salvaguardia dei diritti dei cittadini , siano essi bambini o anziani , lavoratori o disoccupati, precari o marginalizzati, ammalati o diversamente abili, studenti , precari e così via. Vogliamo affannarci a proteggere l'ambiente e vogliamo farlo puntando alla costruzione di un nuovo sistema di sviluppo economico che sostituisca velocemente la parte insana di quello attuale; sistema che continua ad arricchire i pochi soliti noti, distruggendo e rendendo malsano l'ambiente, capace solo di produrre precarietà e disoccupazione. Aderire a questa comunità politica significa impegnarsi personalmente a contribuire al cambiamento , scegliendo di sposare uno stile di vita; “l’unica libertà che conosco sta nelle regole, nel rispetto reciproco, nella costruzione di coscienze che fanno della loro vita un costrutto di buone prassi”. La nostra comunità politica è composta da tanti soggetti che hanno sperimentato nuovi metodi di buona amministrazione, puntando non solo nel rivoluzionare metodi e sistemi ma ricordando ogni giorno a se stessi ed a gli altri che tutti dipendiamo da tutti e che lo sforzo vero è quello di sviluppare un concetto di comunità che si muove armoniosamente verso il raggiungimento degli obbiettivi. La tangibilità di diversi risultati raggiunti devono servire a creare stimoli e motivazioni, a farci sentire dentro la convinzione che ce la possiamo fare.  Guardare al futuro con speranza deve essere la nostro preoccupazione più grande; un contesto sociale viene misurato dal suo grado di cultura e dalla sua levatura civile, combattere l’ignoranza, la precarietà e la marginalizzazione è necessario per ridurre i guasti dei nostri territori. Questo è sicuramente un progetto ambizioso, come ambiziosi devono essere tutti coloro i quali si uniranno a noi per provare a realizzarlo. La nostra porta è spalancata a chiunque voglia varcare la soglia e far parte di questa avventura, ricordandoci sempre che “Se il cambiamento che desideriamo diventa un sogno comune, allora forse potrebbe essere una nuova realtà che inizia”.

Gaetano Amenta

giovedì 31 marzo 2011

La politica?Non si occupa da tempo dei problemi che interessano i cittadini ed il territorio. La Provincia regionale di Siracusa, a memoria d’uomo, non ha mai toccato livelli così bassi.

E’ incredibile assistere giorno dopo giorno il tessuto sociale ed economico, dell’intera area del siracusano, sgretolarsi come stoffa sudicia che ha perso anche il suo ultimo vigore. L’inevitabile fallimento politico di chi dirige la Nave è constatabile da qualsiasi aspetto si analizzi, tanto esso politico che amministrativo. I fattori strettamente legati all’amministrazione  dell’ente  Provincia continuano irreversibilmente a conseguire risultati da ultimi della classe. Se riflettiamo un attimino è facile fare due calcoli, l’assessore ai lavori pubblici manca ormai da quasi tre mesi,  una così lunga vacatio in un  assessorato così importante alla provincia non si era mai verificato. Si assiste ad una gestione politica del settore lavori pubblici e viabilità catastrofica, al di là degli slogan e dei proclami non si è messo mano a nessun progetto per opere di viabilità  da realizzare in futuro, ciò non era mai successo , si registra ormai come cronica una faticosa manovra gestionale, del resto quattro rimpasti e l’ultimo con parto difficile, rendono l’idea della realtà che stiamo vivendo. Una così disastrosa situazione non può che creare serie difficoltà anche alla definizione delle opere ereditate dalla passata amministrazione .Per il terzo anno consecutivo il bilancio di previsione si avvia ad essere approvato a metta dell’anno di competenza , uno strumento di programmazione che così utilizzato perde tutta la sua efficacia, rientrando nella logica tutta folle del: “prima faccio e dopo le programmo”. La relazione semestrale si conferma il copia incolla di quelle precedenti, con l’esito uguale alla storiella di a Lupo  a Lupo, con il risultato che alla fine non ci crede più nessuno. Di certo c’è solo che la confusione regna sovrana, le procedure e i vari iter esplicativi, a partire da quelle sugli appalti pubblici, sui rilasci autorizzativi o sulle varie pratiche da saldare sono vicine al groviglio. La vicenda dell’Alberghiero di Siracusa ne rappresenta uno dei maggiori paradossi, il cine teatro Verga l’emblema delle incompiute. Bisogna prendere atto che con questo Presidente e con questa amministrazione c’è da aspettarsi di tutto, come una giunta che oltre ad essere monca è anche finta, con dei finti assessori, come del resto finta è la maggioranza che dovrebbe sostenere l’amministrazione Bono. Assessori che a sentire i cittadini bivaccano nei corridoi o in qualcuna delle stanze del potere con atteggiamento disorientato come chi si interroga se è egli che non riesce a capire il gioco o il gioco è proprio quello. Nei fatti la percezione dall’esterno è che dentro quei palazzi nessuno ci stia capendo nulla, ne il capo dell’amministrazione On. Nicola Bono, ne chi lo sostiene. Una coalizione che non potrà discutere nulla perché nulla c’è da discutere se non posti di mera rappresentanza da occupare dentro scatole vuote per gratificare l’inquilino di turno . Mi chiedo qual è la bussola programmatica che tiene assieme i componenti dell’attuale maggioranza, è un gioco di potere che si è trasformato ad un gioco al massacro di cui si dovrà rendere conto,ai lavoratori,  alle famiglie e alle giovani generazioni. Una politica che non si occupa più dei problemi che interessano i cittadini ed il territorio, interessi che dovrebbero venire prima di quelli di ogni singolo politico.  Nasce da questa sensazione un forte rammarico, che spinge la gente e i giovani a pensare che a forza di non occuparsi di nulla, il nulla si stia occupando di noi, il lavoro ci sta abbandonando velocemente,cresce la povertà ed insieme ad essa la disoccupazione giovanile,  i servizi sono sempre più scadenti, la competitività della nostra provincia sempre più debole e la classe politica sempre più inaffidabile. Gli antichi dicevano che “al peggio non c’è mai fine” questo modo di amministrare e questa classe politica continua a confermarne il significato. Il turismo è rimasto uno slogan per tutte le stagioni, non si fa altro che allestire tavoli e cabine, ma la realtà dimostra come la mancanza di idee e l’incapacità di questo modo di fare politica vanifica anche gli sforzi  che hanno prodotto risultato. Gli esempi più eclatanti si evincono dalla ristrutturazione completata da quasi quattro anni, dell’ex monastero dei Frati minori o convento di S. Maria a Ferla, monumento storico costruito nel 1409, e dell’ex stazione Cassaro-Ferala , che figurano tra gli immobili di proprietà della Provincia Regionale di Siracusa dentro la valle dell’Anapo. Soldi pubblici per milioni di euro spesi per creare nuove opportunità, e che invece ricadono nell’incuria di politici incapaci di qualsivoglia decisione. Strutture che in pochi anni sono ricadute in uno stato di abbandono, trasformate in piccionaie e nuovamente corrose dal tempo. Strutture che ricadono in una zona come quella di Pantalica che è stata riconosciuta patrimonio dell’Umanità e che aspetta da sempre un piano di gestione per la fruizione e l’utilizzo delle diverse strutture. Qui non si tratta più del destino cinico e baro, c’è una volontà precisa, come precise sono le responsabilità che il presidente Bono e la sua amministrazione si devono assumere , questa non è una condizione politica che potrà determinare nulla di diverso da quello che ha prodotto fino ad adesso. Continuare per questa via significherebbe aggravare ancor di più le condizioni già gravi che la provincia sta vivendo, per questo da qualsiasi parte venga si ci aspetta un sussulto d’orgoglio e la rimessa in mano del mandato agli elettori. 

Gaetano Amenta