venerdì 7 febbraio 2014

Senza lavoro si perde la dignità ! Fermiamo questa deriva vergognosa che ha porto milioni di padri e madri di famiglia con il cappello in mano.

Un disastro che non tende ad arrestarsi, nonostante le false illusioni dei dati in miglioramento,  la macchina delle assunzioni è proprio ferma e non si riesce a riparane il guasto per farla ripartire. Migliaia di imprese che chiudono e che continuano ad espellere lavoratori su lavoratori trascinando  sul lastrico le loro famiglie. Una sciagura moderna che grida ad alta voce aiuto ad una politica sorda affannata solo a trovare misere strategie per salvare il proprio culo attaccato ad una seggiola. Sono stato sempre convinto ed ora più di prima , che non si risolve il problema con lo stesso metodo e gli stessi uomini che lo hanno creato. In Italia continua a rimanere tutto lo stesso, anzi le ultime manovre sembrano proprio decise per ristrutturare, a spese dei cittadini , il vecchio sistema delle lobbie di potere, delle banche , dei baroni universitari , delle migliaia di consigli di amministrazioni che pagano stipendi costosissimi mentre chiudono i bilanci con grandi perdite. Lo capisce anche un bambino che gli sprechi e la pressione fiscale in Italia sono una zavorra pesantissima che farà affondare la nave in pochissimo tempo. Le manovre e le decisioni degli ultimi anni sono serviti a spalmare le perdite e gli sprechi di ogni tipo sulle micro, piccole e medie imprese che erano la base lavorativa della nostra nazione. La distruzione di milioni di posti di lavoro si è abbattuto come uno tsunami nelle famiglie, che ne pagano il costo maggiore. E' il momento di studiare azioni che portino velocemente ad interventi per arginare povertà e disperazione. Bisogna convincersi che se il vicino, il dirimpettaio o l'amico è disoccupato quel problema non è solo loro ma tra poco sarà anche il tuo. Senza lavoro si perde la dignità ! Fermiamo questa deriva vergognosa che ha porto milioni di padri e madri di famiglia con il cappello in mano.

mercoledì 5 febbraio 2014

Il governo parla di attrarre investitori esteri mentre quelli che ci sono ci lasciano. Yahoo! abbandona l'Italia, i servizi migrano a Dublino




L'irlandese Yahoo! EMEA sostituisce la srl italiana "in qualità di nuovo fornitore dei servizi per i nostri utenti europei". La società esclude i benefici fiscali, ma il dubbio resta: "Mossa fatta per le infrastrutture irlandesi e perché a Dublino ci sono tutti i leader della tecnologia globale"



MILANO - La comunicazione è arrivata agli utenti che sfruttano i servizi di posta elettronica e affini: "In ragione del nostro costante impegno a fornire servizi eccezionali, abbiamo recentemente riorganizzato le nostre attività europee. A partire dal 21 marzo 2014, i nostri servizi saranno forniti da una società con sede in Irlanda". Il mittente è Yahoo!, che così annuncia al pubblico italiano un cambio che ha risvolti sul trattamento della privacy. In sostanza, o si chiudono i contratti entro l'inizio della primavera o la società dà per scontata l'accettazione del passaggio di consegne sulla società che gestisce le tematiche e le informazioni relative alla nostra privacy.

Ma l'annuncio svela il compimento di una riorganizzazione aziendale che riguarda la società guidata da Marissa Meyer e richiama alla mente scelte analoghe di altri gruppi multinazionali (Apple in primis) che hanno avuto parecchia risonanza per le annesse ricadute sulle tasse: è noto che Dublino offre numerosi vantaggi a chi vi pone il proprio domicilio fiscale (la pressione Uk sui big del web). In una sezione di approfondimento del suo sito, Yahoo cerca di fugare questo dubbio: "Come
per molte altre società, la struttura di Yahoo è determinata da esigenze di carattere commerciale. Ci sono numerosi fattori che influenzano le decisioni riguardanti le sedi in cui un’impresa opera. Al fine di promuovere una maggiore collaborazione e innovazione, stiamo aumentando il nostro organico a Dublino, continuando così a concentrare più “Yahoos” in meno sedi. Dublino è già la sede europea di molti marchi del settore tecnologico leader a livello mondiale ed ha già ospitato Yahoo per oltre un decennio".

Yahoo! Emea sarà quindi il nuovo titolare del trattamento dei dati personali al posto di Yahoo! Italia srl. Ma tra le domande e risposte approntate si legge anche che la società agisce "in qualità di nuovo fornitore dei servizi per i nostri utenti europei". Il che lascia supporre una sostituzione più ampia rispetto alle semplici questioni di privacy. Nel bilancio 2012 della srl italiana - ultimo disponibile depositato - si legge che la società è soggetta a "attività di direzione e coordinamento" da parte dei Yahoo! Sarl, mentre il socio unico è Yahoo! Netherlands B.V. Si specifica quindi che "in virtù del contratto di commissionaire in essere con la mandante Yahoo! Sàrl", tutti i "servizi vengono venduti alla clientela in nome proprio ma per conto della suddetta mandante, verso il pagamento di una congrua commissione determinata secondo criteri di mercato". In quel documento, il conto economico riclassificato chiuso al 31 dicembre 2012 mostra ricavi per 10,8 milioni e un risultato netto di 457mila euro. La voce "imposte sul reddito" pesa per 209mila euro di Irap, mentre il riporto delle perdite fiscali dei primi tre esercizi porta a zero il conto dell'Ires.

Yahoo! Sarl, è invece la società che il gruppo ha stabilito in Svizzera, a Rolle, nel canton Vaud. Sempre nel bilancio 2012 della srl italiana si riporta un estratto del suo conto economico 2011: valore della produzione per 621 milioni di franchi, 8,2 milioni di imposte su reddito e 8 milioni di utile d'esercizio.

La stampa della Confederazione aveva accolto come una grande notizia la decisione della compagnia web di stabilirsi al riparo delle Alpi, ma dopo soli cinque anni - a fine 2013 - si è ritrovata a commentare una retromarcia: Yahoo! ha deciso di accentrare la gestione europea in Irlanda. Su swissinfo.ch, la portavoce Judith Serl aveva parlato di una decisione "non basata su questioni fiscali". Posizione ribadita oggi dalla società, che risponde a una richiesta sul tema ricordando che la mossa segue l'annuncio dell'espansione delle attività irlandesi di un anno fa: "La struttura della nostra attività è guidata da esigenze di business e crediamo che sia nell'interesse dei nostriutenti avere Yahoo EMEA come fornitore di tutti i servizi per tutti gli utenti della regione". Due le ragioni industriali citate al riguardo: "L'Irlanda ha una vasta rete infrastrutturale di data center che ci aiuta a servire i nostri utenti europei nel modo più efficiente". In secondo luogo, "Dublino è già la sede europea di molti dei marchi tecnologici leader nel mondo ed è già dimora di Yahoo da oltre un decennio

Repubblica

Siamo alle solite manfrine! Come al solito; addio riforme ? "La maggioranza a Letta: serve verifica di governo"

ROMA - "Se serve un Letta bis si faccia e se c'è da coinvolgere Renzi si coinvolga, ma non si vada avanti così. Il governo ha senso se si fanno le cose e se si danno risposte alla crisi". Il ministro per le Infrastrutture e i Trasporti Maurizio Lupi, esponente di Ncd, è convinto che sia necessaria una svolta nell'azione di governo. Sulla stessa linea anche il capogruppo di Scelta civica alla Camera, Andrea Romano: "Non ho dubbi sull'impegno di Enrico Letta, ma il Pd deve scegliere se impegnarsi fino in fondo o se chiedere un cambio a palazzo Chigi. Se l'assunzione di responsabilità del Pd passa per Renzi alla guida del governo, ben venga Renzi a palazzo Chigi. L'importante è voltare pagina rispetto al rischio ormai conclamato di immobilismo del governo". È convinto che "il governo non può essere un governo di intrattenimento, che sta là mentre le forze politiche si occupano di legge elettorale e riforme istituzionali" Stefano Fassina, deputato del Pd ed ex viceministro dell'Economia. "Non possiamo rinviare una scelta chiara sul governo a dopo la legge elettorale, e spero che domani in direzione, a partire dal segretario del partito, vi siano parole chiare su questo" ha aggiunto in merito all'ipotesi che domani, nella direzione nazionale del Pd, venga affrontato il tema del rimpasto. "Dobbiamo dire - ha spiegato Fassina - se riteniamo vi siano le condizioni per rilanciare il governo o, se le condizioni non ci sono,  dobbiamo avere il senso di responsabilità nei confronti del Paese di dire che si va a elezioni". Per Matteo Orfini (Pd) "il punto non è chi sta a Palazzo Chigi, ma cosa fa il governo. Per salto di qualità serve un radicale ripensamento della strategia sulla crisi", ha scritto su Twitter. 

Maggioranza: "Verifica di governo". Stamani a Palazzo Chigi il presidente del Consiglio, Enrico Letta, ha incontrato i capigruppo di maggioranza di Camera e Senato per parlare dei decreti all'esame del Parlamento. Ma non solo. "Si è evocata, mi pare da parte di tutti, la necessità che rapidamente il presidente del Consiglio chiuda una verifica politica di governo", ha riferito il capogruppo alla Camera dei Popolari per l'Italia, Lorenzo Dellai, al termine dell'incontro. "Da parte nostra si è solo detto: benissimo ci concentriamo su questi decreti, sarà un febbraio impegnativo, ma nel contempo è urgente che il governo chiuda questa fase di verifica o di rilancio" anche per rendere "più forte il profilo politico" dell'esecutivo, ha spiegato Dellai, che ha precisato che "non abbiamo parlato di un rimpasto" con il presidente Letta, "ma della necessità di procedere quanto prima ad una verifica politica con il Governo. C'è stato un clima di "grande coesione" da parte dei capigruppo, ha aggiunto Dellai. I capigruppo della maggioranza di Camera e Senato si sono impegnati a far approvare in tempo utile dal Parlamento tutti i decreti in scadenza.

Pressioni su Renzi. Sembra intensificarsi, dunque, il pressing su Matteo Renzi, affinché guidi Palazzo Chigi, sia dentro il Partito Democratico, sia tra gli alleati, preoccupati dalle richieste dell'Unione europea per un'accelerazione sulle riforme e per un cambio di passo al premier. Ma il sindaco di Firenze dice no e insiste: "Vada avanti Enrico". Gianni Cuperlo e la minoranza del Pd, invece, non cambiano idea sulla rotta da seguire per dare nuovo slancio all'esecutivo. La soluzione migliore è costituita da una ripartenza del governo Letta, il cosidetto Letta bis, che dia un segnale di "discontinuità" nei contenuti programmatici e "recuperi prestigio e autorevolezza anche attraverso una compagine ministeriale rinnovata".

Segreteria riunita. Il segretario del Pd oggi ha convocato la segreteria del Pd a Largo del Nazareno. L'incontro è cominciato poco dopo le 7.30 e sul tavolo ci sono i temi politici di stretta attualità come le riforme istituzionali e il piano per il lavoro. L'occasione servirà anche a fare il punto prima della direzione del partito, alla quale parteciperà anche il presidente del Consiglio, convocata domani sul tema della riforma del titolo V e del Senato. E proprio alla direzione del partito Matteo Renzi presentarà il suo 'Jobs act', ha confermato la responsabile Lavoro della segreteria del Pd Marianna Madia. Sarà questa l'occasione, viene spiegato, per iniziare l'esame del patto di Governo, Italia2014, su cui è al lavoro il premier Enrico Letta. La direzione della prossima settimana, invece, secondo quanto si apprende, si concentrerà su tematiche relative all'Unione europea e all'ingresso del Pd nel Pse


Repubblica

Non bastano più le mille scuse che non giustificano sprechi, latrocini e magagne che hanno portato il Popolo siciliano alla fame !

Ottantatré indagati all'interno del Parlamento siciliano, sindaci che prendono tangenti per beneficenza, consiglieri che si inventano dirigenti d'azienda l'indomani della loro elezione .Questo è ciò che si presenta ogni giorno davanti ai nostri occhi; nell'ambito dell'agone politico e della pubblica amministrazione continuano ad emergere le più singolari storie a prova e certificazione di quale è stato e per molti casi continua ad essere il sistema perverso negli enti pubblici con a capo la regione Sicilia. Tutti si chiedono se questo stato di cose riuscirà un giorno ad essere capovolto e se mai ci sarà la possibilità di ritrovare quella normalità come condizione necessaria per ricominciare a credere nuovamente in qualcosa,  vivere il presente, essere orgogliosi del passato e pensare al futuro con l'animo colmo di speranze. Lo spaccato che si presenta davanti ai nostri occhi produce rabbia, frustrazione, impotenza; tutti ingredienti utili per trascinare verso la depressione e la morte il contesto sociale in cui viviamo. La magistratura continua ad ascoltare cosa hanno da dire i diretti interessati, che forniscono giustificazioni forvianti e scene mute da ultimi della classe. Non dovrebbe essere la magistratura a rivoluzionare il sistema, ma se questo è corrotto ed incancrenito non si vede chi altro potrebbe farlo. La dove vengono accertati fatti illeciti si proceda velocemente alla condanna e all'allontanamento dalle istituzioni dei colpevoli. Non bastano più le mille scuse che non giustificano sprechi, latrocini e magagne che hanno portato il Popolo siciliano alla fame !

martedì 4 febbraio 2014

Spese pazze, Leanza dai pm Migliaia di euro senza pezze d'appoggio !

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Lino Leanza
PALERMO - Prelievi in contanti, regali, pranzi e cene. Tutto, o quasi, rigorosamente senza pezze d'appoggio. Quando i finanzieri sono arrivati al gruppo Mpa di carte che giustificassero le uscite ne hanno trovate poche. Anzi, pochissime. Se ne "rammarica" per primo Lino Lenza, ex capogruppo degli autonomisti al Parlamento siciliano dal giugno 2008 allo stesso mese del 2009. Lui le pezze d'appoggio le aveva consegnate, ha detto ai magistrati che lo hanno interrogato, ma non sa che fine abbiano fatto. Non può saperlo, ha aggiunto, perché sono sparite quando lui ha smesso di essere il leader degli onorevoli autonomisti.

E così oggi si è presentato in Procura solo con alcune delle pezze d'appoggio necessarie. Perché, secondo gli investigatori, i soldi pubblici assegnati all'attività parlamentare devono essere tutte giustificate. Si deve dimostrare, cioè, che siano servite a scopi istituzionale. La documentazione che Lenza ha conservato a casa sua copre circa seimila dei 50mila euro che gli vengono contestati nell'accusa di peculato.

Al termine di tre ore mezzo di interrogatorio l'ex capogruppo, oggi leader di Articolo 4 all'Ars, a Livesicilia ha detto di essere "sereno, comprendo che la mancanza di regole può avere generato dubbi che vanno chiariti - ha aggiunto -. Io sono qua per questo perché la mia storia personale è sempre stata dalla stessa parte dei magistrati che oggi mi hanno convocato. Dalla parte della legalità. Non ho speso un solo centesimo a titolo personale". Resta, però, il "vuoto" nella giustificazione di spese per migliaia di euro. A cominciare da 34mila euro che risultano prelevati in contanti. Niente pezze d'appoggio per questi soldi, né per i diecimila euro che ha speso per i regali ai dipendenti. Fanno parte, ha dichiarato Lenza, della documentazione di cui non c'era più traccia all'Ars.

In altre circostanze i soldi sono tracciabili, ma non per questo vengono esclusi dalla contestazione dei magistrati. Ad esempio ci sono 22 mila euro assegnati a Lenza. Mille e cinquecento euro al mese che il suo successore, e cioè Francesco Musotto, decise di assegnargli perché, come Leanza ha ammesso davanti ai pm, "lo aiutavo nel lavoro di capogruppo". E poi ci sono le spese per i ristoranti. Ventottomila euro in un solo anno. Locali alla moda - Ghiottone raffinato, Biondo, Gigi Mangia solo per citarne alcuni - hanno ospitato Leanza a pranzo e cena. A spese dei contribuenti, gli hanno hanno fatto notare i pm Maurizio Agnello, Sergio Demontis e Luca Battinieri. Per carità - ha tagliato corto Lenza - a "beneficio dei contribuenti", perché era anche al ristorante che si incontravano gli elettori ed "elaboravamo le proposte di legge di cui la collettività beneficiava". Fuori dalla stanza dei pm, Lenza ha ribadito e chiarito il concetto: "Non mi faceva certo piacere mangiare fuori quasi tutti i giorni. Eravamo il partito del presidente della Regione e abbiamo fatto moltissima attività politica in quel periodo".

Attività politica, di cui, però, al gruppo hanno conservato solo una manciata di scontrini. Più convincente sembrerebbe essere stata la difesa di Leanza sul fronte degli stipendi pagati ai dipendenti. Intanto avrebbe mostrato i contratti di quel gruppo di collaboratori che ad un primo screening della finanza sembravano addirittura non aveva avuto a che fare con il gruppo parlamentare. Per tutti gli altri, Lenza ha spiegato che erano assunti da molto tempo prima che lui diventasse capogruppo. E sulle spese per la sede del Mpa a Roma? "Era un punto di appoggio prima che diventassimo Movimento. Sono stato io stesso a disdire il contratto quando sono diventato capogruppo".

Da LiveSicilia

lunedì 3 febbraio 2014

Ultimi sondaggi politici al 2 febbraio 2014: a confronto Agorà, Swg, Tecnè, le intenzioni di voto

Gli esiti dei sondaggi elettorali messi a confronto per questi 3 istituti, sono in certi casi, molto poco uniformi.


Analizzeremo i sondaggi politici elettorali pervenuti e divulgati al 2 febbraio 2014, i dati sulle intenzioni di voto sono stati elaborati da 3 istituti. L'ultimo è relativo a quello di Ixè svolto per Agorà, che metteremo a confronto con il sondaggioSwg, e quello di Tecnè divulgato da TgCom24.
Molto uniformate le percentuali del Partito Democratico, per Forza Italia la variazione tra minimo e massimo arriva a sfiorare il 5%, minore ma importante anche quella sulMovimento 5 Stelle, ma questi uniti ai dati poco uniformi anche sui partiti minori, sono sufficienti per avere un quadro dello scenario politico futuro in caso di prossime elezioni, davvero confuso anche sulle eventuali coalizioni.
Sondaggi politici elettorali Ixè - Agorà
Il PD ottiene il 31,4% in leggera crescita, fa meglio Forza Italia che sale al 22,8%, mentre ilM5S scende al 21,1%.
Nessuno degli altri partiti raggiunge la soglia di sbarramento del 4,5% prevista dalla legge elettorale Italicum sull'asse Berlusconi-Renzi ma che dovrà ancora passare il vaglio del Parlamento.
Infatti il Nuovo Centrodestra è dato al 3,9%, la Lega al 3,5%, Sel è al 2,8%, Fratelli d'Italia al 2,1%, Udc solo all'1,8%, manca come da consuetudine, il dato sulle coalizioni, che presumibilmente vede i due maggiori poli abbastanza vicini.
Sondaggi politici elettorali Swg
Dato in controtendenza rispetto al sondaggio precedente, il PD perde oltre mezzo punto e si attesta al 31,3%, giù anche Forza Italia al 20,1%, il secondo partito italiano risulta essere ilM5S con il 21,9%, addirittura in crescita di quasi 1 punto, ecco dunque confermata non solo nei numeri ma anche nel trend, la mancata sintonia nel confronto sondaggi tra vari istituti.
Qui solo un partito oltrepassa la soglia del 4,5%, a sorpresa è la Lega con il 4,7% davanti alNuovo Centrodestra che con il 4,2%. rimarrebbe senza seggi. Continuando con i partiti minori, Sel fa registrare il 3,5%, Fratelli d'Italia il 2,7%, Scelta Civica il 2,2%, a picco Udc con l'1,3%.
Il Centrosinistra perde e il Centrodestra guadagna, ma il primo rimane ancora in vantaggio,35,8% vs 34,0%, nessuna coalizione raggiunge la presunta soglia del 37% per accedere al premio di maggioranza.
Sondaggi politici elettorali Tecnè - TgCom 24
Molto allineato il dato sulle intenzioni di voto del PD, posto al 31,1% e in crescita di oltre mezzo punto. Alto quello di Forza Italia al 24,9% rispetto agli altri istituti e che risulta essere in ascesa. Crolla invece di oltre 1 punto il M5S al 20,9%. Vediamo tra i primi tre partiti differenze molto diverse.
Conferma unica, il fatto che nemmeno qui vi siano altri partiti a raggiungere il 4,5%, sogliapresunta di sbarramento dell'Italicum. NCD è al 4,3%, Lega al 3,3%, Udc al 2,8%, Fratelli d'Italia al 2,9%, Sel al 2,0%, tutti gli altri raggruppati in un 7,8% trasversale.
Clamoroso il ribaltatone nelle intenzioni di voto per coalizione di questo sondaggio. IlCentrodestra viene dato addirittura al 37,0%, in piccola crescita e proprio sul filo dell'eventuale premio di maggioranza con vittoria al primo turno, guadagna in egual misura ilCentrosinistra che però è nettamente indietro al 33,7%.
Cosa pensare dopo aver messo a confronto le intenzioni di voto risultanti dall'elaborazione dati degli istituti IxèSwg e Tecnè relativi a partiti e coalizioni? Credo che certe differenze nei numeri ma anche nelle tendenze, siano oltremodo rilevanti fra i vari sondaggi, rendendo la situazione dello scenario politico elettorale molto vago.
Fonte: Blasting.News

venerdì 31 gennaio 2014

Ars, prende ‘forma’ la ‘Truffa metropolitana’ di Palermo, Catania e Messina

IERI LA COMMISSIONE AFFARI ISTITUZIONALI DELL’ARS HA VARATO IN FRETT’E FURIA UN TESTO INCOSTITUZIONALE CHE LA PROSSIMA SETTIMANA ANDRA’ IN AULA. DUE GLI IMPROBABILI OBIETTIVI. SALVARE I ‘CULI’ DELLE GRANDI CITTA’ A SPESE DEI PICCOLI COMUNI (CHE VERREBBERO SOPPRESSI); E ISTITUIRE I ‘LIBERI CONSORZI DI COMUNI’ METTENDOSI SOTTO I PIEDI LO STATUTO SICILIANO
Chiusa in modo disastroso la partita sulla cosiddetta legge di ‘stabilità’ (parola quasi beffarda per i ‘casini’ combinati dal Governo di Rosario Crocetta), con il presidente della Regione costretto, con la coda in mezzo alle gambe, a pubblicare sulla Gazzetta Ufficiale della Regione la manovra finanziaria con le parti impugnate, si apre adesso la partita dell quale il nostro giornale parla da settimane: la soppressione di 250, forse 300 Comuni con meno di 30 mila abitanti per provare a salvare i conti dei grandi Comuni.
Ricordiamo che la maggior parte dei Comuni siciliani presenta in conti in ‘rosso’. Questo risultato è il frutto, in primo luogo, dei mancati trasferimenti dello Stato, della riduzione drastica dei trasferimenti della Regione agli stessi Comuni (il Fondo regionale per le Autonomia locali, che fino a due anni fa ammontava a 900 milioni di euro all’anno, è stato abolito dall’attuale manovra che va oggi in Gazzetta Ufficiale, sostituito dall’opportunità, data agli stessi Comuni, di trattenere l’8,6 per cento di Irpef) e di altri problemi.
Gli altri problemi sono rappresentati, ad esempio, dalla folle gestione dei rifiuti attraverso la creazione dei ‘mitici’ Ato rifiuti che hanno indebitato molti Comuni. Un sistema, quello degli Ato rifiuti, fatto da migliaia di assunzioni spesso clientelari (sono circa 13 mila i soggetti assunti in questi anni dagli Ato rifiuti) e da una gestione degli stessi rifiuti spesso contrassegnata dalla presenza della mafia. Ma in Sicilia, si sa, tutto fa brodo. E se la mafia fa affari sotto il nome dell’antimafia le ‘autorità’ sono disposte a chiudere un occhio (e in alcuni casi tutt’e due). 
In questo scenario che non è esagerato definire apocalittico cosa hanno fatto il Governo regionale e le forze politiche che l’appoggiano a Sala d’Ercole, dove comunque non sono maggioranza? Pensano di risolvere il problema sopprimendo da 250 a 300 Comuni, cancellando storie in certi casi millenarie!
Questa follia ha preso corpo da circa due mesi nella più sfasciata Commissione legislativa dell’Ars: la Prima Commissione (Affari istituzionali). Che ieri ha varato in frett’e furia il disegno di legge-papocchio sulle città metropolitane di Palermo, Catania e Messina e sui ‘liberi Consorzi di Comuni’. Un disegno di legge, quella approvato ieri non abbiamo capito bene da chi, che fa veramente ridere per la confusione e la pochezza dei contenuti raffazzonati. Un provvedimento che somiglia tanto al Governo Crocetta e ai deputati che lo sostengono.
Per la cronaca, la Prima Commissione è presieduta da Antonello Cracolici, già capogruppo all’Ars e sostenitore del Governo Lombardo nella scorsa legislatura insieme con Giuseppe Lumia. Dopo il ‘successo’ dei quattro anni passati con Lombardo (oggi sotto processo per mafia), Cracolici si sta esibendo in questo maldestro tentativo di far sparire da 250 a 300 Comuni. Vedremo come finirà.
L’inizio non sembra dei migliori a giudicare dai commenti. “Più che una riforma epocale – si legge infatti nel comunicato del gruppo parlamentare del Movimento 5 Stelle all’Ars – sembra un ‘brodino’ per il governatore Crocetta, che è ormai prigioniero della sua litigiosa e quanto mai divisa maggioranza e dei suoi annunci televisivi, che, alla luce di quanto visto, non è in grado di mantenere”.
“Le uniche cose da salvare di questo disegno di legge – afferma il parlamentare grillino,Salvatore Siragusa – sono la scomparsa degli organi politici e la proposta (la cui fattibilità è ancora tutta da verificare, considerate le divisioni tra Governo e maggioranza) di sottoporre a referendum consultivo ai siciliani la scelta se eleggere direttamente o meno il presidente del libero consorzio”.
In realtà, Sala d’Ercole si è già pronunciata suglio organi politici delle Province, cioè sui presidenti delle nove Province e sui nove Consigli provinciali: e, contro il parere del Governo, ha già manifestato la volontà di ripristinare gli organi elettovi: sia i presidenti, sia i Consigli provinciali. Su questo punto in Aula ci sarà battaglia.
cappello“Abbiamo rispettato il nostro impegno – aggiunge intanto il neo-capogruppo dei grillini, Francesco Cappello (che da ieri ha preso il posto di Giancarlo Cancellieri in virtù dell’alternanza) – ma in aula apriremo un nuovo ‘campo di battaglia’, perché non è questa la riforma per la quale abbiamo lottato. Staneremo il Governo, grande assente ai lavori della Commissione”.
“Le continue marce indietro del Governo, che ha ritirato quasi tutti i suoi emendamenti – aggiunge Salvatore Siragusa – hanno tolto anche quel poco di reale sostanza a questa legge. In aula si aprirà una partita nuova tra il Movimento, pronto a cercare di riportare la norma sul piano di una reale, nuova concezione degli enti intermedi, e i partiti, che proveranno a fare di tutto per restaurare lo status quo. Vedremo se Crocetta manterrà veramente le promesse fatte in tv”.
Articolato, ma durissimo, il commento di Santi Formica, esponente dellasanti formica Lista Musumeci.
“Con l’approvazione del disegno di legge sulla riforma della Province – dice Formica – si è consumata, oggi (ieri per chi legge ndr), forse la pagina più buia dal punto di vista della qualità e capacità legislativa dell’Ars, per supportare uno dei tanti ‘spot’ annunciati in pompa magna dal Presidente Crocetta nei vari salotti televisivi (Giletti in primis). Una maggioranza raccogliticcia è stata ‘obbligata’ a votare un obbrobrio incostituzionale pur di mandare in Aula un disegno di legge qualsiasi. Basti pensare che in sede di dichiarazioni di voto gli on.li Panepinto (PD), Rinaldi (PD), Miccichè (UDC), Tamaio (DRS), oltre ovviamente alle dichiarazioni di tutte le opposizioni naturalmente contrarie alla legge, nelle quali i suddetti deputati della ‘cosiddetta’ maggioranza hanno messo a verbale che presenteranno emendamenti per prevedere l’elezione diretta dei componenti dei nuovi enti territoriali intermedi, e ciò per rendere costituzionale un testo, che attualmente non lo è, e per rispetto della democrazia e dei cittadini elettori”.
“E’ appena il caso qui di sottolineare – prosegue la nota di Formica – che tutti i soggetti auditi in Commissione (ANCI, URPS, SINDACATI, SINDACI e soprattutto esperti costituzionalisti) hanno letteralmente stroncato il disegno di legge in tutte le sue previsioni e fondamentalmente laddove prevede la elezione di secondo livello, affermando, concordemente e con numerose sentenze della Corte Costituzionale, depositate agli atti, che l’elezione degli organi degli enti territoriali intermedi deve essere diretta e di primo grado”.
“E’ ancora il caso di sottolineare – continua impietose l’esponente della Lista Musumeci – che il Governo ha presentato e via via ritirato ben cinque disegni di legge diversi, per poi arrivare al culmine della follia istituzionale di presentare e contemporaneamente ritirare emendamenti di riscrittura dei vari articoli, o addirittura, con il Presidente Crocetta che, a fronte dei rilievi che venivano mossi dai commissari e dagli uffici, proponeva soluzioni che subito dopo, di fronte ad ulteriori rilievi, capovolgeva nel contrario di quello che aveva detto un minuto prima, purché si arrivasse comunque ad un esito, in un crescendo ‘Rossiniano’ che è la più clamorosa delle conferme che a ‘lui’ interessa solo supportare il suo ‘spot’ da Giletti”
“Annunciamo, sin da adesso – precisa Formica – che presenteremo in Aula eccezione di incostituzionalità del testo in via preliminare, e ovviamente siamo certi che il Commissario dello Stato, che ha dimostrato tutta la sua imparzialità, non potrà esimersi dal ‘bocciare’ la legge. I cittadini devono sapere che gli si vuole togliere il diritto di voto per lasciare il posto ai trombati della politica e agli amici degli amici, moltiplicando i centri di spesa senza il controllo degli elettori attraverso le nomine dirette utili a sfamare gli appetiti del Presidente e della sua maggioranza”.
Anche Giuseppe Milazzo, parlamentare del Nuovo centrodestra democratico, mette le mani avanti: “Considero la riforma, approvata in Commissione ‘Affari Istituzionali’ dell’Ars, come una base di partenza che occorre colmare nel dibattito d’Aula che ne seguirà”.
“Le richieste sulle quali darò battaglia in Aula – dice Milazzo – sono: L’elezione diretta dei Presidenti dei Liberi Consorzi; la scelta degli Assessori tra i componenti dell’Assemblea degli stessi; i rappresentanti dei Comuni devono essere eletti dai Consiglieri comunali tra gli stessi Consiglieri e il Sindaco. Per quanto riguarda le Città metropolitane chiedo che vengano dati più poteri alle Circoscrizioni con compiti assegnati per legge e adeguatamente finanziati”.
Milazzo, che non ha partecipato al voto in Commissione, si dice pronto ad una mediazione su questi punti come già concordato con il Governo.
Da questo passaggio – elemento che la politica siciliana continua a nascondere – viene fuori l’operazione truffaldina che il nostro giornale denuncia da mesi: e cioè il fatto che i Comuni che finiranno dentro le Città metropolitane di Palermo, Catania e Messina verranno soppressi e ‘saccheggiati’ per risanare i bilanci dei Comuni di Palermo, Catania e Messina. Questo – lo ribadiamo ai nostri lettori, ma anche ai cittadini dei Comuni dislocati attorno a queste tre città – è il disegno politico, a nostro avviso folle, del Sindaco di Catania, Enzo Bianco, del Sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, e del Governo di Rosario Crocetta.
Un progetto folle che si sostanzia, di fatto, nel tentare di salvare il ‘culo’ a Palermo e a Catania e nel trasformare in squallide periferie i Comuni che finiranno in queste ‘trappole metropolitane’. Complimenti a Crocetta, ad Orlando, a Bianco e a quei deputati del PD (non tutti in verità) che sponsorizzano questa ‘genialata’.
Critico anche il parlamentare di Forza Italia, Vincenzo Figuccia. “Al di la dei proclami – dice – cominciano ad intravedersi le gravi criticità che questa riforma, voluta fortemente da Crocetta e i suoi alleati, produrrà”.
“Da una recentissima simulazione della Corte dei Conti, su base nazionale – aggiunge Figuccia – è stato evidenziato che i risparmi determinati dalla riforma sono ipotetici ed irrisori. Oltre a ciò, certamente le nuove Città metropolitane, che già, da capoluoghi di provincia, salvo rare eccezioni, non hanno brillato nella gestione della rete dei servizi, faranno ancora peggio con l’ampliamento territoriale”.
“Per non parlare, poi – dice sempre il parlamentare di Forza Italia – dell’esigenza, che non è stata per nulla affrontata, di riformare la burocrazia e di pervenire allo snellimento delle pratiche burocratiche che, in un bacino metropolitano, devono fare sentire le Istituzioni più vicine ai cittadini”.
“Sarebbe occorso – conclude il deputato – che fossero state approfondite queste problematiche. Invece, la corsa contro il tempo, ha prodotto un grande papocchio che avrà l’unico risultato di far perdere ogni connotazione tipica ai Comuni che rischieranno di diventare periferie-ghetto”.




La Sicilia come la Concordia. " Si salvi chi può" !

Il presidente Crocetta ha annunciato per domani la pubblicazione di una Finanziaria "che uccide la Sicilia" e che non presenterà le norme impugnate dal Commissario dello Stato. Ecco i lavoratori, le categorie e gli enti che da domani saranno "ufficialmente" cancellati dal bilancio regionale.


PALERMO - Ieri l'appello al “senso di responsabilità” delle famiglie. Oggi addirittura i riferimenti a Napolitano, a Gandhi, al soprannaturale. Segnali di un timore chiaro. Palpabile. Le parole di Rosario Crocetta puntano i riflettori nuovamente su una Sicilia “impugnata”. Cancellata dagli errori del governo e del Parlamento e dalla penna del Commissario dello Stato. Quasi 30 mila persone “scomparse” dal bilancio della Regione siciliana. È questo, infatti, il primo effetto concreto della decisione, annunciata in mattinata dal governatore, di pubblicare la Finanziaria senza le parti bocciate da Aronica. In attesa che il governo si metta al tavolo e le riscriva, in qualche modo.

Certo, se proprio si vuole guardare il bicchiere mezzo pieno, l'apparizione domani in Gurs della manovra sblocca la cassa regionale. E consentirà nel giro, probabilmente, di una settimana, di garantire gli stipendi ai dipendenti della Regione. Eviterà, magari, alcuni problemi “logistici” come l'assenza della carta igienica o dei toner per le stampanti negli uffici pubblici. E consentirà di ripristinare iservizi di pulizia nei siti culturali siciliani, fermi orma da quel 18 dicembre, giorno in cui il governo ha dovuto mettere un lucchetto alla cassa di Palazzo d'Orleans.

Ma se qualcuno (quasi ventimila persone e le rispettive famiglie, a dire il vero) potrà tirare un sospiro di sollievo, almeno altrettanti siciliani, domani, si ritroveranno in quel tunnel di paura e incertezza nel quale sono entrati dopo la decisione-choc del Commissario. E questa Sicilia “dai due volti” (uno che piange e uno che non ride comunque) era stata tratteggiata bene, ieri, dall'assessore all'Economia Luca Bianchi: “Pubblicare subito la Finanziaria senza le parti impugnate dà certezze a qualcuno ma non ci consente di sistemare tante altre situazioni drammatiche”.

Quali sono queste situazioni? Si tratta innanzitutto di quei lavoratori che non dipendono direttamente dalla Regione ma che “vivono” con i contributi garantiti dal bilancio regionale. Ma la pubblicazione domani in Gurs della legge di stabilità cancella anche i Fondi ai Teatri, alle associazioni antimafia, all'Istituto per le attività produttive, alle associazioni che assistono i disabili e i non vedenti. In alcuni casi, alcuni soggetti potranno attingere ai fondi residui del bilancio. In grado di garantire una sopravvivenza di uno, due mesi al massimo. Per altri, almeno fino alla nuova manovra, già annunciata dall'assessore Bianchi rubinetti si chiuderanno subito.

Per la stima numerica, ci affidiamo al governo. Che ha parlato nei giorni scorsi di 26 mila lavoratori a rischio. “Migliaia di famiglie gettate sul lastrico”, sottolinea drammaticamente oggi Crocetta. Suscitando, però, le “tirate d'orecchi” delle parti sociali: “Non soffi sul fuoco di questa tragedia, il suo governo è responsabile” gli ricordano i sindacati.

La Finanziaria e la successiva impugnativa, in effetti, lasciano ovunque macerie. E la manovra-bis al quale il governo dovrà presto mettersi a lavorare (cercando soldi in chissà quali pieghe di un esangue bilancio, probabilmente puntando su quelli che finanziano gli Enti locali) somiglierà a un'opera di vera ricostruzione. Un intervento pesante di “chirurgia plastica” a una manovra finanziaria martoriata e ormai deforme.

Una manovra, per intenderci, che prevedeva il passaggio di migliaia di lavoratori delle società partecipate in liquidazione a quelle mantenute in piedi dal governo. Una norma cassata. Così, i lavoratori rischiano di trovarsi in mezzo al guado: fuori dalle società da sciogliere, ma fuori anche da quelle in cui avrebbero dovuto confluire. Mancano addirittura 180 milioni per garantire il capitolo della “meccanizzazione agricola”: per intenderci, mancano i soldi per garantire gli stipendi di migliaia di lavoratori Forestali.

Associazioni, Fondazioni e centri antiracket perdono 520 mila euro, fondi assegnati ogni anno dalla Regione come contributo a queste strutture impegnate a fianco degli imprenditori che denunciano il pizzo, ma anche in attività di divulgazione della memoria di Falcone e Borsellino nelle scuole e tra i giovani. Chi denuncia il pizzo non riceverà i 510 mila euro a valere come rimborso degli oneri fiscali, misura introdotta per sostenere le vittime del racket. Persi anche i 180 mila euro stanziati nel fondo a disposizione della Regione per la costituzione delle parti civili nei processi contro la mafia. Saltano anche i fondi per pensioni straordinarie e vitalizi a favore delle vittime del dovere, della mafia e della criminalità organizzata (34mila euro), 15 mila euro di contributi in favore di imprenditori e liberi professionisti per l'acquisto e l'installazione di impianti elettronici di rilevamento di presenze estranee e di registrazione audiovisiva e altri 110 mila euro come una tantum per chi subisce danni da attentati a immobili, mezzi di trasporto e lavoro. L'Arma dei carabinieri deve rinunciare a 2,5 milioni di euro e non ci sono più i contributi per i consorzi dei comuni (258 mila euro) che si occupano esclusivamente della gestione e della valorizzazione dei beni confiscati alla criminalità organizzata per le spese di funzionamento.

Ma non solo. Saltano anche gli stanziamenti per gli ex dipendenti della Fiera del Mediterraneo passati in Resais, dei dipendenti del Ciapi, dell'Esa, dell'Eas, dei consorzi di bonifica (29 milioni), del Cerisdi, del Coppem, del Corfilac e dell'Istituto zootecnico. Tagliati anche gli oltre 8,5 milioni destinati al funzionamento dell'Arpa. Saltano i 12 milioni destinati al funzionamento dell'Irsap: “Questo impedirà – ha spiegato Crocetta – alle imprese di effettuare le opere di depurazione”.

Mancano le somme necessarie a garantire gli stipendi dei comandati negli assessorati Energia, Economia e Sanità, e quelle destinate agli Enti parco e alla Riserve naturali. Scompaiono i fondi per il pagamento degli stipendi dei dipendenti dell'Ufficio di Bruxelles e di quelli dell'Istituto Vite e Vino. Cancellate anche la somme per i Teatri siciliani, per le Università e gli Ersu, per le fondazioni Orcehestra sinfonica siciliana e Teatro Massimo, per gli enti cattolici, per le associazioni che rappresentano i disabili e i ciechi. Una Sicilia intera che scompare dal bilancio della Regione. Una Sicilia che rischia di non esistere più.

mercoledì 29 gennaio 2014

Per eleggere Orlando si sono mobilitati i Sindaci delle più gradi città con in testa il Sindaco di Catania, Enzo Bianco – il PD, il presidente della Regione, Rosario Crocetta, il senatore Giuseppe Lumia, l’Udc e persino Forza Italia. Tutti uniti contro il Sindaco di un piccolo Comune della provincia di Siracusa. Che vergogna!


NON SIAMO PIU’ SOLI AD AFFERMARE CHE L’ATTUALE GOVERNO REGIONALE VUOLE FARE SPARIRE CENTINAIA DI PICCOLI COMUNI PER FORAGGIARE I GRANDI COMUNI. ADESSO LO DICONO ANCHE ALCUNI PARLAMENTARI. A COMINCIARE DA NINO D’ASERO. PERO’ SAREBBE BENE CHE I SINDACI E I CITTADINI DI QUESTI PICCOLI CENTRI SI SVEGLIASSSERO
Ieri il Consiglio regionale dell’ANCI Sicilia (Associazione Nazionale dei Comuni Italiani) ha eletto presidente il Sindaco di Palermo, Leoluca Orlando. E’ stato eletto con 32 voti contro i 28 presi dal Sindaco di Canicattini Bagni, Paolo Amenta.
Per eleggere Orlando si sono mobilitati i Sindaci delle più gradi città bianco e orlandosiciliane – con in testa il Sindaco di Catania, Enzo Bianco – il PD, il presidente della Regione, Rosario Crocetta, il senatore Giuseppe Lumia, l’Udc e persino Forza Italia. Tutti uniti contro il Sindaco di un piccolo Comune della provincia di Siracusa. Che vergogna!
L’elezione di Orlando è stata la vittoria degli apparati di Partito. Una vittoria di Pirro, perché – come cercheremo di raccontare – il progetto di ‘saccheggiare’ i piccoli Comuni, sopprimendoli, per ‘infilarli’ nelle tre improbabili città metropolitane di Palermo, Catania e Messina comincia a trovare qualche difficoltà.
Questo progetto – come il nostro giornale ha più volte raccontato nelle scorse settimane e anche ieri – è stato ‘pensato’, soprattutto, dal Sindaco di Catania, Enzo Bianco. Che s’illude di tappare gli enormi ‘buchi’ di bilancio del suo Comune costituendo la città metropolitana di Catania, ‘infilandoci’ dentro almeno dieci Comuni del circondario che verrebbero soppressi per poi venire ‘saccheggiati’.
Come abbiamo già scritto, l’illusione di Bianco ha, comunque, una solida base in un articolo della Finanziaria regionale 2013: si tratta dell’articolo in base al quale ai Comuni siciliani, per autofinanziarsi, a partire da quest’anno, spetterà l’8,6 per cento dell’Irpef.
Inglobando dieci o più Comuni del Catanese nella ‘Città metropolitana’ di Catania, l’attuale Sindaco conta di arraffare l’Irpef dei cittadini di questi Comuni per sanare i bilanci di Catania!In pratica, Comuni come Aci catania panoramicaCastello, Aci trezza, San Giovanni La Punta, Sant’Agata Li Battiati – per citarne solo alcuni – dovrebbero sparire per risolvere i problemi finanziari di Catania!
Un grande ‘progetto’ politico, quello del Sindaco di Catania e del sempre più sgangherato Governo regionale di Rosario Crocetta. Insomma, invece di pensare al Piano regolatore di Catania – una sorta di eterno “Chi l’ha visto?” siciliano, vicenda che Bianco tiene ‘bassa’ per non creare problemi agli eterni ‘padroni’ (ma ancora per quanto?) della città, Mario Ciancio Salfilippo e Ennio Virlinzi – Bianco pensa a come ‘mangiarsi’ i Comuni che circondano la città che lo ha rieletto Sindaco.
Bianco, però – come del resto Orlando a Palermo (che vorrebbe fare la stessa ‘operazione’ con i Comuni che circondano il capoluogo dell’Isola – rischia di scontrarsi con una realtà politica non esattamente d’accordo con il progetto.
Poiché siamo l’unico giornale ad aver parlato – e a continuare a parlare – del progetto di far sparire circa 200-250 Comuni siciliani (che potrebbero essere anche di più), va anche messa nel conto la possibilità che noi siamo un po’ matti. Per fortuna, ieri, è venuto fuori un comunicato del capogrupponino d'asero del Nuovo centrodestra democratico all’Ars, Nino D’Asero, dove si dicono delle cose che, forse, non faranno molto piacere a Bianco e ad Orlando.
“Permane in Commissione Affari Istituzionali dell’Ars – leggiamo nel comunicato dell’onorevole D’Asero – un clima di confusione nell’ambito della discussione sulla riforma delle Province, determinato dalla fretta di pervenire, entro il termine fissato del 15 febbraio, all’approvazione della stessa riforma”.
“Occorrerebbe – prosegue il capogruppo del Nuovo centrodestra – un confronto più sereno per approfondire le problematiche che riguardano la riforma, poiché non è stato ancora delineato l’assetto dei Consorzi”.
Qui cominciamo a entrare nel cuore della vicenda. Come raccontiamo da mesi, circa cinquanta Comuni siciliani – nella testa del presidente Crocetta, di Enzo Bianco, di Leoluca Orlando, di Giuseppe Lumia e, in generale, nella testa di tutta la vecchia nomenclatura politica siciliana – dovrebbero essere ‘inghiottiti’ dalle tre improbabili città metropolitane di Palermo, Catania e Messina. Mentre altri 150-200, forse anche 250 Comuni dovrebbero sparire per fare posto ai liberi Consorzi di Comuni.
Peccato che questi “liberi Consorzi di Comuni” – previsti dallo Statuto siciliano – rischiano di non essere affatto ‘liberi’. Contrariamente a quello che prevede lo Statuto – che indica negli stessi Comuni i soggetti chiamati a scegliere come consorziarsi – il Governo vorrebbe costituire dall’alto i ‘liberi Consorzi’. L’obiettivo, ovviamente, non è quello di attuare l’articolo 15 dello Statuto autonomistico siciliano: al contrario, è quello di abolire le Province e fare sparire da 250 a 300 Comuni siciliani per risparmiare e salvare i Bilanci dei Comuni dell’Isola più grandi.
Di fatto, il progetto del Governo Crocetta è quello tutelare i Comuni con oltre 30 mila abitanti – che in Sicilia saranno una trentina – e penalizzare, facendoli in parte sparire, i circa 330 Comuni siciliani con meno di 30 mila abitanti.
Due le conseguenze che si avrebbero sotto il profilo urbanistico.
Primo: la trasformazione dei Comuni che circondano Palermo, Catania e Messina in squallide periferie, senza risorse e senza servizi (per Catania si tratterebbe di una sorta di ‘Librino al cubo’…).
Secondo: il totale abbandono di tanti altri Comuni delle aree interne dell’Isola.  
A che punto è questa ‘genialata’ del solito Governo Crocetta e di Enzo Bianco lo racconta sempre D’Asero: “Già l’approvazione degli art. 7 e 8 – dice il capogruppo del Nuovo centrodestra democratico – hanno fatto emergere interrogativi sui criteri di aggregazione territoriale delle Città metropolitane, sull’organizzazioni delle reti di servizi, sugli organi di gestione, sulla necessità di formare una nuova burocrazia più vicina ai cittadini e su una conseguenza affiorante: l’agevolato accesso a benefici delle Città metropolitane a discapito delle aree periferiche che, invece, rimarrebbero fortemente penalizzate”.
Come potete leggere, non siamo i soli a pensare che Enzo Bianco abbia in testa di ‘saccheggiare’ i centri che circondano Catania.
“Alla luce dei fatti – conclude D’Asero – non c’è, ad oggi, una proposta conducente: aggiungiamo problemi a problemi. Crocetta rifletta, non possiamo permetterci una seconda clamorosa bocciatura. Proviamoci a simulare i risultati poiché sono questi ultimi a rendere concrete e produttive le proposte e a qualificare le Istituzioni”.
Anche se ieri Orlando è stato eletto presidente dell’ANCI Sicilia, questo progetto – che noi non esitiamo a definire scellerato – non ha ancora vinto. Non è ancora stato approvato dalla Prima Commissione dell’Ars. E non è ancora stato approvato dalla stessa Ars.
Però i Sindaci e i cittadini di questi Comuni che nella testa del Governo dovrebbero fare una ‘malafine’, si debbono svegliare. Spiegando alla politica che le città metropolitane – previste dalla legge nazionale n. 142 del 1990 – sono aggregazioni tra soggetti amministrativi ‘vivi’ e non certo la risultante di decine e decine di Comuni soppressi! Lo spirito della legge 142 è quello di fornire servizi di ‘respiro’ metropolitano, non quello di depredare l’Irpef dei cittadini di Comuni soppressi per foraggiare i grandi Comuni. Questa, semmai, è un imbroglio metropolitano…

Fonte: LinkSicilia giornale online